24 dicembre 2008

così tanto da essere assuefatti

non sai nemmeno come si fa proteggersi dal vento. non sai nemmeno a questo punto se il vero problema sia il vento. non sai più da dove venga il freddo. assicuri presenza nella casa terremotata. con quegli occhi invivibili. con lo stomaco disabitato dalle sensazioni. le paure pulite e serie che nemmeno ti permettono di avere il bisogno di scappare. ti tieni il colpo a mente, non devi svenire dentro la pancia. non devi capire dentro la mia scarna inosservanza. disobbedisco all'igienica ipocondria. come posso rimanere in piedi? come si chiamano i colori nuovi? come si asciugano le parole dopo che hanno pianto? scappano anche le nebbie inosservate. accorrono nuove tempeste di familiarità accettata. sorrisi indecorosi che arrotolano i pugni della società. le colpe senza fiducia. i coltelli ammanettati agli schiaffi. non volere andare al lavoro per paura. con la casa che vibra. sorrisi coincidenti e coincisi. i pianti incisi. scolpiti e colpiti. le lacrime che deviano fino alla pancia rossa. le vacanze in vacanza. le vacanze impazienti. le necessità arrugginite che ormai corrodono una domanda. dove finiscono le scale di questa ruota? e c'è chi si ritira nella sua oltranza. gli insetti egoisti che non ti si scolano neanche sotto una doccia di seta. riesci a respirare dentro la tua vita? le macchie ridono delle mie fedeltà
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mi dispiace per tutti quei tramonti che sottolineano la crudele necessità di molti giorni dissipati a morirti dentro come polvere. riuscire a vivere senza il senso pratico delle circostanze ammaccate. il senso deteriorato che ti manda a scappare dentro una fuga. le fughe di gas che fanno volare le mongolfiere. nemmeno le etichette si guastano dentro questo vocabolario ipnotico. il canto di eleonora al suo soffitto. le pagine strappate a metà. sottolinearsi come facile pretesto per credere davvero. credere davvero che l'assenza renda vivi e liberi. mette a fuoco gli assalti retroattivi. degenerano le malattie delle aiuole sfiancate. le bandiere tossicodipendentiprecarie. la comodità con angolo cottura delle risposte. i tramonti succinti delle tue convinzioni. che si suicidano i contribuenti dei miei contro. che mancano le bozze, e mai gli inutili tentativi abbozzati. le tranquille memorie della sensibilità bilaterale. le mescolanze ingiuriose dei miei pensieri. gli anni come sussidiari, come molecole addormentate. le carezze appassite e passive. le carezze bypassate. il mio tono umiliato dall'arcobaleno si ferma contro le nuvole vere e nere dell'inverno
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io che non avevo nulla mai da raccontare. le lacrime non arrugginiscono nulla. e non appartiene nulla alle regole trascritte della normalità. e oggi avrei proprio bisogno di qualcosa che mi sai dare farfalla. i coltelli. svegliarsi già paralizzato. svegliarsi già contaminato. il senso che deve essere messo al quadrato per respirare. le lacrime al buio. la rappacificazione detassata. io che non dormo leggero. mi si girano gli occhi per decenza, e sembra che la neve canti davvero in modo silenzioso, se mai ci fosse. come se le perplessità fossero di carta plastificata. e mi taglio profondamente, che le parole perfette e belle le abbiamo lasciate in pace, a dormire gentili dentro gli occhi degli altri. i miei occhi disabitati, invivibili, invasati, invasi. ogni volta che scappo i ponti s'inginocchiano e le bottiglie di birra s'affacciano tutte in riga ad ogni finestra. e le risposte sembrano migliori di quello che uno si aspetta da questa realtà. le televisioni volate in mezzo alla strada. e come per disincanto s'accendono e non credi sia possibile ritrovarsi in questa puzza. non siamo niente se crediamo di volare, se abbiamo pretese accese

1 commento:

Anonimo ha detto...

non siamo niente se crediamo di volare, se abbiamo pretese accese...se non ce le spengono e non ce le speghiamo. non suggeriamoci il senso delle raffiche di parole che ci tagliano la testa. il senso lo deformiamo a loro immagine e somiglianza. e non ha più senso. non coltivare speranza per quello che credi di immaginare. non lo vedi. è il mercato delle soluzioni facili come le distese di rumori che mi violentano i sogni. sotto ai mari della dissolvenza dei sentimenti, degli umori, dei ritagli di foto di estati passate a cercare una carreggiata su cui immetterci. essenziale perdersi. probabile ritrovarsi. voglio proprio vedere come andrà a finire. parlo al plurale perchè siamo io e la mia suggestione di vuoto a parlare. e abbiamo sempre il portacenere in mano ed una strana sensazione di odio negli occhi.