9 marzo 2009

raggomitolarsi reciprocamente gli organi sul tetto nonostante il mal di festa rinnovato

ci fischiano contro anche i treni con le loro storie intestinali. con le loro storie accampate. le gravidanze coperte. le storie perenni, come lo erano le nevi, con il cervello cablato. e c'è chi elemosina autostima vendendo la propria testa. e non sai cosa fumi con i tanti titoli lontani. con Remo che ventannifa ripuliva sempre queste scale con i suoi discorsi strani. come i suoi occhiali. e chissadovè. la pazienza assicurata come il silenzio. la pazienza oscurata. la pazzia eclissata. il freddo affacciato sui nostri panorami attuali. attuati. "e non posso più far finta di essere solo" è bellissima. come i nostri complici complicati. come la dichiarazione dei nostri redditi non redditizi. indipendenti come le opinioni stupefatte. tossicodipendenti con un contratto a tempo metereopatetico. ordinario con la borsa di tokio. con il fuso orario opposto. e un fiume nuovo di vino inquinato. come le opposizioni deludenti. così sono gli echi delle vene. i dubbi sgrammaticati dei tuoi pianti in corsia. in vena come i tuoi avanzi. riciclati male alla nostra malafede. in vendita è il caldo delle tue vene, delle tue porte. delle tue partite giocate male. senza vincere le proprie radure. con le stazioni disabitabili. disarticolabili come a lisbona e come fernando. con quel primo tiramisù che era una zuppa alcolica. come un'oasi. i documentari sul cinema dietro casa. sopra la testa. e i computer accesi per potersi addormentare con un sorriso davvero rilassato. addormentarsi senza nemmeno saperlo. come non è mai stata la primavera. la prima vera sete di te. la prima volta per un cd. invenduto come le nostre idee. con l'onore al merito per le rimosse leve cardiache. le rimozioni forzate della tua vita. dalla tua vita abbassata. le vite basse. e non puoi più parlare che stai male per una telefonata. tanto che vorresti vomitare dal dolore. dal colore che hai in viso. inviso. i treni con le loro storie parafrasate per tutti e non per i protagonisti a rendere, dispensatori di gioie inconfessate. di calamità attraenti e gelosie irragionevoli. come tutte le spiegazioni che si confondono dentro la mia malattia. dietro la mia [ ]. anche le tue altalene rimangono ferme a metà. dove giochi a volare. dove giochi a volere. a volermi. ferme per lo sciopero della mia allegria interinale. per la mia allegria invernale. gli smottamenti per il viaggio dopo solo due giorni a perugia. ingiusto. giusto per dirti ciao e bere qualcosa di improprio. per bersi qualcosa di impassibile tanto da rimanere impossibili. iride-e-te. e scriverò un libro per chiederti scusa. con mille frasi affettive. infettive. i disegni del caso. e quelli dei nostri casini clandestini. con tutte queste frasi ossessive che dipingono ogni giorno i tuoi occhi e i miei che si perdono dentro casa, dentro la scatola con il cielo. dentro la mia rinuncia di peso. dietro la lasciva promessa di certezza e perplessa complicità. i modi aggressivi di vivere la vita. e i modi digressivi della tua intimità. i pochi momenti felici. la propria insinsibilità riconosciuta per strada. senza salutarla ma solo sputandole contro. le delusioni con le mattonelle staccate

2 commenti:

oraDem ha detto...

anche a me perugia fa un po' questo effetto (così come i viaggi lontani)

Anonimo ha detto...

ora ti diro come e andata a finire quella favola:
i due bambini si erano toccati dentro ma la bambina un giorno guardo di sotto ed ebbe le vertigini.cosi scese tutte le scale di quella alta torre che l'aveva portata dal bimbo della luna e ad ogni scala piangeva ma non si fermava. la bambina si convinse di averlo salvato perche lei non era mai riuscita a salvarsi da nessuno e non voleva che il bimbo etereo della luna cadesse con lei. la principessa indecisa la diede in pasto al lupo cattivo che se la mangio e lei tentando di salvarsi decise di scomparire. non parlo piu, non rispondo piu, non l'ho fatto mai e mai lo faro'. non riesco nemmeno piu a distinguere quale sono io. non si puo essere positivi. si annientava ogni volta che pensava e si salvava quando guardava su e vedeva il bimbo dalla luna che stava bene e la bimba voleva dirgli: bravo!a Dumbo le orecchie servivano per volare, bravo che le hai liberate!. la principessa egoista intanto si era trovata un principe azzurro ed era andata a vivere nel suo castello incantato, solo quando la incontrava la bimba inspiegabilmente si salvava. tornava semplice, ma rimaneva falsa perche dentro aveva bisogno di respirare polvere bianca per dimenticare il puzzo della sua esistenza. cosi scappava anche da quella principessa e d'improvviso invecchio'. non riusciva piu ad alzare gli occhi e viveva a testa in giu in una casa fatta di mille papaveri, senza piu parlare al bimbo e senza nemmeno guardarlo. smise di dire la verita' e faceva di tutto per non deludere la principessa egoista che ora era fantastica grazie al magico amore del principe. una notte si sveglio' terrorizzata dentro un incubo e scrisse una lettera al bambino della luna: caro guglielmo, le scuse non servivano mai..ti ho sparato alle spalle come promesso e senza lacrime mi sono addormentata ma rimango un'eroina.c'eri solo tu lassu', io non ci sono riuscita a saltare per questo non ti voglio piu' parlare ne guardare. non sono riuscita a saltare e ora l'ebrezza mi ha tolto anche le gambe, la mie gambe sempre doloranti, mai abbastanza forti..e' cosi e non ho bisogno di nessuno io lo sai, non ci si toglie dalla propria prostrazione malata di sogno. se avessi saltato ora la favola avrebbe cambiato il suo finale ma ci sono cose piu gravi lo dico sempre per questo non ho bisogno di nessuno io. lasciami stare e lasciati stare:sei il bambino piu grande che ci sia. margheritina mi ci chiama anche il mio di nonno ma lo fa solo perche non sa la verita. tu si.quando anche io crescero' davvero ti guardero' ancora negli occhi e saro' fiera di te perche' saprai tutto cmq, anche fra 100 anni e lo lascerai alla tua luna senza darlo al mondo.
la vecchia mise la lettera ai piedi di un blog e lavandosi le mani rosse vide che il rosso scuro piu che mai non andava via. cosi torno ad innaffiare le sue margherite appassite e pianto' altri papaveri.alti alti.