28 marzo 2009

solo un treno con le mille sfumature del grigioversoilnero

che sarebbe stata tutta un'altra musica stasera. che non sarebbe capitato più. non venirti a prendere. non avere la febbre di salire. non crederci ancora nonostante tutte le scommesse sullo sbancare lo schermo bianco. "che a noi è rimasto solo quello". "che a noi è rimasto solo questo". di-scorrere. dis-correre. discorrere. e poi allentarsi in millenovecentottantamila capriole. nei capricci della dolcezza. nello svuotarsi senza usare troppi articoli e occhiali. co-stringersi poi come se la complessità fosse solo una vile apparenza del bianco. quello attaccato sul cuore, bombardato dal regime. senza dirci nulla di inverosimilmente plausibile, al-meno, anche questa volta. anche questa notte. anche in queste lotte dissanguate in periferia a due passi dalla salita invisibile ma sensibile del cimiterointerioredeiricordiricordati. senza più saliva per spiegarci e legarci. con i ricordidimenticati dentro o fuori. non sai cosa è peggio. senza sciacquare via birraindistinta dallo stomaco. senza fermarsi per andare in trasferta da te. ma rimane. tutto. rimane tutto nel fondo. o a galla. ma rimane. come un odore di compiutezza. al-meno plausibile, al-meno questa. con la fantasia di dire che al-meno qualcosa c'è di vero. e io con un viaggio a metà senza il biglietto, "senza" usare troppe articolazioni e occhiaie. senza "usare" troppe articolazioni e occhiaie. senza usare "troppe" articolazioni e occhiaie. di scorrere

26 marzo 2009

"un'altra volta" anche se non è mai "ende"

consumarsi di fretta. ed è già mattino. giorgia è bellissima anche solo per come ti guarda. e tu che non mi aspettavi mai. l'ordine anche nelle rivoluzioni. "dormire con i fantasmi". i miei primi disegni e scoprire i colori. accostando solo ora i dolori. gli angoli di vista e le percezioni insensibili e insensate. conoscersi la prima volta senza guardarsi nemmeno che non era importante. lasci le finestre aperte anche se piove. anche se ci sono io fuori. fisicamente diversi. avrei voluto andare a bologna. andare a pranzo per non pensare. diventare strani. diventare estranei. sapere dove portano, in quale corsia d'ospedale. ma comunque fare considerazioni sul fatto che anche le sigarette per la nostra generazione sono un bene di lusso. per salvarci o affondarci prima. affogandoci con altro. sottosvalutarsi rivedendo i film di dieci anni fa. senza di te. la consistenza dello scoprire cose nuove o quelle rinnovate senza nessun condono. almeno esteriore. sperando che alla fine ci sia almeno qualcosa da mangiare. che ti verrei a prendere anche a piedi solo per farti sentire come s'accelera il polso. le non-risposte. e ancora tremi ma non so per cosa. ballare per entrare in casa prima di precipitare ancora opachi a letto. e s'apriva anche quello oltre al cielo boicottato. i giorni fecondi. quelli fecondati artificialmente. have a good trip. ricordandosi del reato di suicidio. libri per terra. libri da sotterrare meglio. senza aspettarsi nessun fiore buono per concimarci le idee. il colore dell'errore che si trascina dietro. il pericolo di non morire? e allora usa altre parole. e i sacchi neri si riempiono sempre troppo facilmente. troppo comodamente. nonostante una giusta e razionale differenzazzione. almeno una sigaretta nell'altra stanza. le conferme. le mono-dosi e le mono-domande. milioni di mono-domande. e la pelle alla fine mi ha salvato. scoprire che, come sempre è stato, una persona è stata più "veloce" di me. sempre in silenzio. e ora sorride di gusto. e anche io. "I dont' care.. is "the dream" dead? I can't understand it because all aroud is dark. I'm too much white but I can't see myself. I just can fell and read my sunshine" troppo di me e di te. perdendo comunque parole. in dieci anni lungo una manutenzione nemmeno troppo straordinaria, perdendo molto altro ancora. perdonando ancora in silenzio. e noi che non paghiamo mai il coperto. e non posso lasciare niente di intentato. con tutte quelle luci accese delle case alle 4 di notte. specificando bene che tra accese e non-spente c'è una spessa differenza. tutti quei laghi esterni e non mari. anche se siamo a kilometri. "I don't care" e non poteva esserci migliore xxxxxxxxx per provare, per esercitarsi. manifestando nonbuone intenzioni contro le domande stupide. che alla fine non si può dire che colori vedi o che aria respiri o che necessità ti manda fuoristrada. o razionata. fissarci ancora per un po'
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"sono sicuro che almeno una volta hai avuto qualcosa di buono in cambio da una persona. e se altre volte non è successo è per loro ma anche per te. sono venuto per portarti via da te. che non si è risolto niente tra di noi. quel concetto di nudo che va oltre la pelle. la realtà che fa cagare a suondigravità. i giorni perfetti esistono. anche senza morire. senza fare la pace tra di noi. che non c'entra un cazzo la guerra. io che sbaglio a definire i miraggi, soprattuto quelli usati senza filtro. e tu che mi insegni a stare zitto molte volte. perché siamo noi che siamo finiti. è freddo davvero. la metà intera che non era una metà. ma non lo volevi sapere. le risposte invece delle gioie. toccarti dentro e fuori. pensarmi quando ti spogli. e quando ti vesti. i punti interrogativi ingestibili. tutti gli spettacolimandatiamonte. strappare i petali. ma farlo prima della primavera. con troppe stagioni rincorse dentro di te. ma che non saranno mai abbastanza "sappy". che dobbiamo ancora andare a milano. collezionare baci lenti. scoprire che non ci scade niente dentro al frigo, sotto gli occhi. aiuole di sorrisi senza pensieri, senza preoccupazioni né ricordi. o ricorsi. mi pregavi di pensare. capendo anche le cose importanti non mi hai mai derubato. ti tengo la mano. e non solo per diventare trasparenti. ancora la paura di non crederci ancora. essere senzafiltro. essere corpo e ansia in certi momenti. strappandoci gli occhi. cazzo, ancora esiste il tempo. scappare per non deludere. scappare per non uccidere con ancora le mani tese. ma solo con le mani issate ad aspettare. almeno spero che tu mi aspetti. e io che voglio solo te. essere senzafiltro"

23 marzo 2009

perchè l'aria non è ferma

e pensa un po' se fosse colorata. te lo dimostrerò senza nessuna magia. cerco il coraggio di uscire per affrontare il sole e le lettere sparse per strada. i fiori scoloriti e quelli immangiabili. non mi puoi più riordinare. senza abbassare la testa per evitare le mani tese. le tue invece nervose dentro la mia bocca per non farmi parlare. operazioni a cuore aperto h 24. non ho più capelli né altro di speciale per salutarti con un sorriso che sia almeno decente. i treni non-stop per non venire da te mi passano dentro la schiena. la sensazione di colpa. l'insensibilità della colpa. le tue maglie. le tue mani. le tue maglie con le mie mani. distesi dove non doveva capitare. distesi dove ora c'è solo un mare da colorare. evitando di sbiadire le linee di petrolio che ti scendono dagli occhi e poi cadono su tutte quelle voglie e quelle spiagge. e quelle spoglie spiagge dove non sai di esser stata portata mille volte. e forse succederà davvero ma senza ammazzare il campanello
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per come ti tratti. io che sto male. scrivere invece dopo un sogno. mentre ti prendi una doccia e ridi del perché e del passato appassito. per la tua sete che è sempre generosa. per quello che non dico e che rimane nel bianco del muro. rimane nel blu del tuo soffitto pieno di puntine con le tue canzoni. per come ti tratti e ridi. per come mi tratti. per quello che dice giorgia e i suoi svenimenti. per come sarò condito. per come sarò candito. con te. per tutto quello che penso e che non piove mai abbastanza per lavarmi la testa. per tutto quell'alcool per disinfettarmi. per disincantarmi. per le malattie improvvise e quelle improvvisate. per le nuvole rade che ci colorano via. per i sogni a metà. per le frasi che non riesco a dirmi senza piangere. per tutto quello che rende una soglia illegale, prima dell'armistizio. perché l'aria non si ferma. e non sta zitta come me. bollire dentro. scappare dentro un respiro senza inseguirsi. deridermi. distruggermi con la coda dell'occhio. tra le gambe. le tue gambe. avendo molto da fuggire. saldarsi al fumo del porto. che chissà se i disegni resistono al vento surgelato. scegliere un posto per scongelarsi. il ricordo dei tuoi occhi che mordevano. come demolire la voglia di sorridere davvero e non per pubblicità. la pubblicità dei miei discorsi. messi di traverso a bloccarti la strada. e la febbre che mi morde le caviglie e mi ferma ad un passo da te. ad un passo dalla finestra aperta sulla tua testa. sulla tua faccia. l'acido. inacidito. il colore dell'arcobaleno. sulle sciarpe e sulle altalene. la musica pronta. passa. after the crash. after us. after a lonely rebellious song without music. è ancora non c'è lo stato. le cazzate governative che ci vengono vendute ad un prezzo molto caro. sfidami. per parlare di un cielo solo. del cielo isolato. anche telefonicamente. anche telepaticamente. con le carezza di anna e le sue mille sigarette spente dentro la bottiglie svuotate. tutti i suoi segreti. i bambini che occuperanno anche gli scuolabus. e non solo. per me ci sarà molto da urlare. che non mi si sente in molte cose che dico. in molte cose che allargherò. nel male socchiuso che allagherò dalle mie prigionie. e proprio loro ci vengono a parlare dell'essere "contro ogni principio nazionale e internazionale di diritto". le indagini e le invenzioni. lo scrivere dentro una finestra finta. stringere. congedare. congelare. prendere il mondo prima degli altri. e metterselo in bocca. quando tutto diventò buio. e io che mi intossico. viaggi sulla luna con la duna. viaggi sotto al mare senza bombole e senza nessun bacio di addio. i labirinti troppo stretti senza i colpi d'aria delle tue novità allettanti. allentanti. i labirinti sin troppo saturi delle mie coincidenze con le tue ferite mai chiuse per ferie. delle mie parole abbozzate. dei miei tentativi di rimanere a galla nonostante il peso della mia risposta alla vita senza un nome corto. e facile da ricordare. ti avrei portato al concerto dopodomani. peccato che però i petali ancora trabocchino dalla gola. spalare la neve. lattice. lattice dentro e dietro alla parole. prima di ascoltare e raggiungere il senso. parlandone mi metti sul binario di un treno, ma senza il treno. giusto ad aspettare il dolore di essere attraversati. un bracciale per vedere quante sono le mie trecce nella testa

22 marzo 2009

in astinenza senza stare poi così male fisicamente

stesi affianco come due cieli chiusi. stretti al fianco. con quella serenità panoramica comprata al bar per la poca voglia di andar via. come due piani intesi e poi bruciati. come due cieli confusamente scuri che non si riesce bene a capire da cosa. se dal nostro smog o quello altrui. ubriaco al lavoro. con la voglia di scoprire la resistenza delle motivazioni. delle tue lucide commissioni. una città di capannoni e puzza di ruggine. dove tira il vento. dove tira il tempo. dove mi tira il lento imbrunire di una sensazione. che non tramonta mai dietro al cavalcavia che abbiamo fatto a piedi l'altro giorno, di notte. che non fiorisce niente e comunque era meglio prima. gli "effettivamente" consumati mentre forse verremo cementificati liberamente anche noi e i nostri perché. per conservarci senza deperire quello che guardiamo

19 marzo 2009

"con un cielo così bianco non si può fare altrimenti"

ma non lo puoi sapere. non lo puoi volere davvero. tenendo i piedi per terra mi si sono addormentate le gambe. quando volevi guarire. quando volevi morire ma non di noia. attraversando le regioni più desolanti si festeggiava ad ogni confine. le estreme intuizioni. lo stare "in sospeso". non arrivare a dire quello che vorresti. perché starei zitto solo per farti vedere quanto mare è trapassato. gettare l'aria. riconosci chi conosci ma non me. le foto segnaletiche delle nostre complicità. domani capirò. vorrei ascoltare il tuo cuore senza aprire la porta per venire a cercare coraggio. vorrei aspettare. arrampicarsi su tutte quelle montagne. le cose non riuscite. quelle riuscite d'emergenza. tutte quelle parole che non so trovare se non dentro quello che sei. viverti senza tutte quelle rate. sorridersi con quintali di macerie sotto le spalle. con gli occhi aperti. che ce li hanno squarciati. le cose non protette. come era bella casa tua e le tue parti nascoste. e tu che credevi di essere in una discarica. ma non c'è niente di speciale in queste scatole svuotate. mai lavate. come credo, come cedo, come vedo. chiamare ma per sbaglio. francesca che riesce a prendere il treno per arrivare presto o comunque non troppo tardi. morire dal piangere in silenzio. nel mare aperto nel petto ogni volta che mi vuoi. un po' meno male. e non so come riuscirò a mettermi a letto dopodomani, di mattina presto. o a notte affondata, ma già so che avrò paura
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e poi starsene lì a desolare il mare

15 marzo 2009

la circolazione allentata

e c'è un laccio di tempo dove solo una cosa è certa, ma è così tanta la confusione dei ricordi indistinti, che anche quella cosa sfuma. nei vecchi titoli dei giornali. la tua onda sul mio letto. come conoscersi dentro questa battaglia. per un cazzo gentile. un gioco facile da dire, come l'aspettarsi di meglio. oggi. come quel ballo che tremava con quella musica stupenda. tremavo da solo senza la tua mano. due viziati dal caso e dalla tua semplice allusione. la tua dolce illusione che mi culla sotto pressione. come una bambina che scappa per strada inseguita dai suoi peluche, fatti da altri bambini. non parli mai sul serio. per quei cinque minuti in cui ti ho "parlato" mi si è passato il mal di testa. senza impostarsi. sarà per la circolazione alternata. con te che seduta al bar perdi i tuoi occhi dentro i miei che si perdono da soli nel sonno arredato. con tratti e lineamenti arretrati. senza nessun confortevole autoritratto con una bottiglia di birra. abissi e spedizioni alle nostre rapine. che dovresti vedere la mia faccia ogni volta che penso ad una cosa. quella corda specifica. l'insicurezza non proprio economica di quest'anno. con i ritratti speculativi fatti male e i quadri. che arrivi a capire una cosa, la base che ti forma. almeno un po'. per la buona parte. sorridi solo con gli occhi in piena di cose da dirmi. sorridi così anche se ti vergogni e cerchi di trattenerti dietro le sbarre. con l'ansia consumata di questa stanza sottovuoto. sotto il nostro vuoto che puzza di chiuso residenziale. anche se questo paradiso artificiale non ci riempie. tu sei in ogni parola salvavita, con un depuratore dentro questa raffineria davanti casa. che chiuderà sotto una pioggia di tempo e cinica, concreta, realtà. è stato asfaltato tanto tempo. per ridere. con il trattamento dei nostri reciproci rifiuti, senza mai rifiutare una pregevole autodistruzione. quando poi tutto è da rifare come se davvero finora non fosse stato fatto nulla. come se non si fosse fatto nessuno di nulla. le nostre parole che non avevano alcun senso, apparteilgusto. di divorarsi da sole. di divorarci. le vite allentate. quelle allagate. quelle allucinate. quelle uncinate. e vedo una città contorta e distorta dal suo silenzio coltivato, da un silenzio concimato ma comunque contaminato dalla sfiducia della tristezza. come le cartoline in mare aperto. in un male aperto nel petto ogni volta che vuoi. lavarsi gli occhi per le gocce. le malattie arenarie delle nostre spiagge mortali. immortali malinconie. i nostri buoni partiti. che s'allacciano in birre confusamente felici bevute da soli. senza nemmeno guardarsi con gli occhi chiusi. capannoni pieni di compleanni non festeggiati ma ricordati con un po' di fiori polivinili

13 marzo 2009

e alle più livide aspettative

con la stessa matita sono partito dentro questo vento pazzo. nonostante ci sia gente che non deve dormire l'ho fatto con un qualcosa che assomiglia ad un sorriso. anche se fa piangere e piovere. le persone abbottonate e quelle abbandonate. nonostante qualcuno abiti in carceri disoccupate non ancora del tutto. e seduto di fronte ad un albero sembrava che ti stessi davanti casa. come una non opportuna opportunità e poi, e poi leggo male quanto mi dicono. di dire. di ridere. mi rimangono di traverso tutte quelle notti eclissabili. tutta la tua malattia piangente. come le tue mani sciolte al sole. i salti della luce riproducevano alla peggio i nostri profili arricciati. le nostre rincorse colorate dello stesso odore dei lividi. ci hanno riformati. per le nostre "spese". le nostre note, spose. pensavo fossi più disordinata e non così prudente come in un gioco. tutte quelle urla silenziose dal parco, fino ai quei pugni nell'aria malsana. vestiti di nero ci siamo addormentati sempre lì ogni pomeriggio per due o tre mesi. come se il tempo a noi non ci uccidesse. non cosa mi leggerà roma. non so cosa mi reggerà. con i bambini che giocando s'arrabbiano della nostra stessa noia. guardandoci intorno vedevamo solo mura nemmeno troppo colorate. e i nostri successivi salti sopra gli ostacoli di cera. di c'era una volta un mondo meno peggiore. e una vita senza maglia. un pasto a terra senza tutte quelle tovaglie rubate alla malinconia di un mobile. le lettere in valigia che non passano la dogana domestica. le penne rubate al lavoro e le piume opache prestate a tutti loro in cambio della tua pace esteriore. e vedi che Fuori tutto fiorisce, anche le erbacce più verdi. vedi che Fuori tutto bestemmia. i conti in fondo alle pagine. gli scontrini
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"...senza pensare al dopo, senza mai per un attimo accorgerci che quello era già un passato e un rito, un festeggiamento anticipato del tempo che ci avrebbe distaccati e di nuovo gettati ognuno nella propria storia separata, ma io lo sapevo, lo sapevo maledizione che era già tutto finito ma fingevo, non avevo via di scampo, mi dicevo sto bene, sono felice, devo ricordarmelo che qui, ora, stanotte sto bene, anche se in fondo ero molto malinconico quando mi specchiavo nei grandi occhi liquidi.." di te. perché Vittorio non è mai stato malato solo grazie a te.
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gli alcolizzati delle 15 e i loro quintali di sigarette. che ci si svegliavano affianco con tutta quella loro musica ondulatoria. nel loro massimo volume in percentuale. e non so se i libri che non ritrovo li ho regalati. rientrare nelle comunità d'intenti. fissati tutti nel tuo silenzio. nel mio pericolo solo a stare seduto. con te. smettere di fumarsi. smettere di fermarsi a parlare con tutti. gli appuntamenti d'emergenza con quelle mie storie di contrabbando. abbandonate contro le mura di questa intimità innata. di questa città. riaccendere le sigarette. dentro tutte quelle chiesechiuse che vogliono riaprire per farci stare peggio. spenti e ubriachi, mai asciutti. ti saluto in disparte mettendo ferro nel fuoco di questa nostra fugace e infernale, intimidita, città. ritrovando le tue ciglia fra queste pagine ingessate. sarà la prima volta che non mi metto a sudare, con i tappi nelle orecchie e solo un vento sieronegativo che ci consuma. senza alcun rischio presunto. impresentabile. e giusto quando il sole arriva ad abbracciare la panchina abbiamo davvero voglia di andare via. tornando forse solamente a casa, con le mani in tasca per non perdere tutto quello che abbiamo pagato a caro prezzo. e colorerò d'arancio le tue imposte e le tue imposizioni. insomma tutte quelle persiane sempre spalancate così da far sapere a tutti quei desideri sinceri, a tutte quelle canzoni urlate con gli occhi al vento, a tutti quei sorrisi, la via di casa tua. e della tua concreta leggerezza. senza la tua spesa officinale "non ho più pensato ai sogni"

11 marzo 2009

quelli che vengono omogeneizzati male

e c'è chi si ferma alla meta perché non soppesa niente. e finalmente nessuno mi brucia più gli occhi. e con il vento cadono le stelle che mi hai messo dentro il cuore. con il tempo cade tutto. getto ombre sui miei simili. su tutte le mie similitudine che mi fanno stare di merda, come assonnato, come assoldato da un esercito invincibile che non mi venderà più indietro. slegati da me se vuoi. e nessuno ci ha visti l'altra notte per strada. quando ci hanno abbandonato le nostre credenze impopolari. le nostre centrali nucleari. i sentimenti ritagliati. le persone addomesticate. l'amaro amore. "l'untuosità sociale" e le nostre armi affilate. la falsità delle nostre armi biologiche. delle nostre pozzanghere scadenti. decadenti. ti appoggi dove capita nella stanza. con gli occhi scrivi parole al contrario su ogni mio tipo di muro. e te ne freghi delle calamite e delle calamità. di due visi accostati male su un letto pericolante. pericoloso. il radicalismo. il nichilismo non troppo emancipato. il mutismo. il movimento di due occhi diversi , di due colori diversi. di giochi diversificati ed era ora. con sentimenti che probabilmente sono permeabili. e la perdita di calamità. le nostre scorie nucleari vendute. le nostre, che comunque le ripaghiamo. le nostre storie che sono nuove anche se sono ricalcate. ricadute. le strade che per una prima volta vengono disconosciute. le passeggiate in quelle sconosciute per liberarsi. gli antagonismi coscienti. gli antagonismi incoscienti. le mie cazzate che ti fanno incazzare. sottocosto. sotto il costo della pressione e della paura. sotto di noi che viviamo di impressione e radura. rivedersi nelle pagine senza casa. senza rate. senza tutta quella sete innocente. di bersi e di perdersi. lanciami. stare. noi che siamo narcotizzati in una magia di irragionevole viltà. i lega-mi. le persone addormentate. forse dipenderà da come ci siamo stesi e decapitati sul letto, ma abbiamo gli occhi con due voltaggi diversi. con due volteggi diversi. il nostro Carnevale a 00
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i disamori difficili con tu che mi insegni che esistono cure per i padri. con la tua semplice meraviglia di quando mi vedi ancora in piedi. senza tossire nero cadere nel vuoto. per spararsi idolatrie ad occhi chiusi. per chi si studia senza freni c'è la possibilità concreta di sorvolarsi. non ridiamo più. le nuove fotografie sul muro e quelle esplose nei due minuti di ieri pieni di innondazioni progressiste e progressive. gli attacchi della morte e del lasciarti andare via. le settimane più veloci e fameliche che ci vengono prolungate. disagiate e disadorne. "lastupidacoincidenzaconsestessi". i tuoi vestiti che oggi cambieranno colore quando li indosserai. strapperanno tutti i tramonti e le albe collassate e incollate sul balcone sporco. rincorreranno la tua allegria. il tuo trattare unilateralmente, distesa sul mio cuore. rigettato anche da me. ampie produzioni contemplative di segni e segnali abbozzati. di poesie indipendenti. indecenti. ti vengono lasciate dentro i libri e ai tuoi cassettimentali. perché tieni i sogni nel cassonetto. i nostri drammi classici. le interruzioni estemporanee negli isolamenti temporali. con le tue perturbazioni arteriose e artigianali. le autoincoscienze. ti alzi per fuggire quando senti che al piano di sopra ridono, che ti sembra minacciosa questa nostra festività acquisita. cassaintegrata. le verità complessive e quelle complessate. completamente slacciate da tutta quella polvere che la valanga ha spostato nella mia narcolessia. i giorni fuori stagione senza cantare. e quelli fuori, salvi, dal danubio. con i ponti e i punti. sfuggendo dall'anonimato di ogni s-considerata carezza, da ogni contemplata confessione. tutte quelle penne in discarica, nella discarica cittadina chenonsappiamodovè. tutto quel caos temuto che abbiamo adottato. tutto quel caos ottenuto dalle nostre rissose perplessità. il nostro battesimo pagano e pagato. la nudità dell'invisibile. tutte quelle guerre che ci confondono e si calcificano nel cuore e in testa. infestando i nostri silenzi celebrati. i diritti doverosi e danarosi. una capriola di anonimia. i contenuti e le regole da esterno. sei lucifera. gli antagonismi speculari. che doveva essere la volta che ci svegliavamo insieme senza tirarci niente. che dovevamo ammarare senza farci del male. ostinato. "quindi ti guardo ti guardo perché mi pare - dannazione - di non averlo fatto mai"

9 marzo 2009

raggomitolarsi reciprocamente gli organi sul tetto nonostante il mal di festa rinnovato

ci fischiano contro anche i treni con le loro storie intestinali. con le loro storie accampate. le gravidanze coperte. le storie perenni, come lo erano le nevi, con il cervello cablato. e c'è chi elemosina autostima vendendo la propria testa. e non sai cosa fumi con i tanti titoli lontani. con Remo che ventannifa ripuliva sempre queste scale con i suoi discorsi strani. come i suoi occhiali. e chissadovè. la pazienza assicurata come il silenzio. la pazienza oscurata. la pazzia eclissata. il freddo affacciato sui nostri panorami attuali. attuati. "e non posso più far finta di essere solo" è bellissima. come i nostri complici complicati. come la dichiarazione dei nostri redditi non redditizi. indipendenti come le opinioni stupefatte. tossicodipendenti con un contratto a tempo metereopatetico. ordinario con la borsa di tokio. con il fuso orario opposto. e un fiume nuovo di vino inquinato. come le opposizioni deludenti. così sono gli echi delle vene. i dubbi sgrammaticati dei tuoi pianti in corsia. in vena come i tuoi avanzi. riciclati male alla nostra malafede. in vendita è il caldo delle tue vene, delle tue porte. delle tue partite giocate male. senza vincere le proprie radure. con le stazioni disabitabili. disarticolabili come a lisbona e come fernando. con quel primo tiramisù che era una zuppa alcolica. come un'oasi. i documentari sul cinema dietro casa. sopra la testa. e i computer accesi per potersi addormentare con un sorriso davvero rilassato. addormentarsi senza nemmeno saperlo. come non è mai stata la primavera. la prima vera sete di te. la prima volta per un cd. invenduto come le nostre idee. con l'onore al merito per le rimosse leve cardiache. le rimozioni forzate della tua vita. dalla tua vita abbassata. le vite basse. e non puoi più parlare che stai male per una telefonata. tanto che vorresti vomitare dal dolore. dal colore che hai in viso. inviso. i treni con le loro storie parafrasate per tutti e non per i protagonisti a rendere, dispensatori di gioie inconfessate. di calamità attraenti e gelosie irragionevoli. come tutte le spiegazioni che si confondono dentro la mia malattia. dietro la mia [ ]. anche le tue altalene rimangono ferme a metà. dove giochi a volare. dove giochi a volere. a volermi. ferme per lo sciopero della mia allegria interinale. per la mia allegria invernale. gli smottamenti per il viaggio dopo solo due giorni a perugia. ingiusto. giusto per dirti ciao e bere qualcosa di improprio. per bersi qualcosa di impassibile tanto da rimanere impossibili. iride-e-te. e scriverò un libro per chiederti scusa. con mille frasi affettive. infettive. i disegni del caso. e quelli dei nostri casini clandestini. con tutte queste frasi ossessive che dipingono ogni giorno i tuoi occhi e i miei che si perdono dentro casa, dentro la scatola con il cielo. dentro la mia rinuncia di peso. dietro la lasciva promessa di certezza e perplessa complicità. i modi aggressivi di vivere la vita. e i modi digressivi della tua intimità. i pochi momenti felici. la propria insinsibilità riconosciuta per strada. senza salutarla ma solo sputandole contro. le delusioni con le mattonelle staccate

8 marzo 2009

"m-ai come-te" e "l'esame di realtà"

conto tutti i nidi da vicenza a casa. sugli alberi affianco all'autostrada. con quei segnali che non cambiano direzione e opinione. tutte le centinaia di migliaia di frasi e parole dimenticate. la neve e alles sehen. tutti quei sorrisi contraffatti. controfattuali. quando dormiamo piano dentro la macchina. incidendo piano sui nostri profili e sulle nostre proprietà impersonali. come per disincanto. la periferia della campagna emiliana. il profilo delle fabbriche di domenica. il plausibile manipolato dalle tue mani sottili. c'era tutto un programma fottuto che non abbiamo avverato. viaggi negli stati che non sappiamo essere falliti. portami a casa tra le tue braccia e fotografa l'atomo di quell'attimo. immersi nella nostra storia con un finale schizofrenico. gli assaggi e i massaggi interiori. integrali. i tempi lunghi. la messa a fuoco. tommaso che non è più a new york. i battiti irregolari, senza il tuo permesso di soggiorno. ti ho mangiato piano e non hai detto niente di particolarmente casto. come quando fuori non piove e mi sfiori la bassa impressione di gennaio. con tutte quelle pagine strappate. tutti quei fiori decaduti anche se non li avevamo nemmeno colti con gli occhi. le urla. le nebbia silenziosa che si raggela dentro i nostri respiri. i colori tramontati e rimini abbandonata. i racconti di venticinqueannifa senza nostalgia. le cose che non saprò mai e non alzi nemmeno gli occhi. i battiti quotidiani. il trapano che mi hai messo sulla gola. senza farci girare a vuoto niente, nemmeno gli occhi. gli arcobaleni incatenati. che sono un po' come noi e [ ]. ma non mi rialzi mai quando mi anneghi. tutti quegli omicidi. gli occhi prefabbricati. le inopportunità. le righe false. le depressioni incurabili della nostra penisola interiore. i ritorni infiammabili

27 febbraio 2009

l'egoismo stellare ed un caffè

parli con la bocca piena di bugie indolori. ed è inutile che cerci di riscaldarti, non vedi che ancora tremi? non vedi che ancora tenti di capire? e lasciavi che i granchi mi camminassero sul viso nonostante gli aquiloni suicidi sui fili del telefono. o della luce. e ti metti i tappi nelle orecchie per leggere in corridoio, con i tuoi mille sorrisi. mi hai fatto aprire le finestre, hai posticipato le tende. le nostre notti americane senza ricordarsi il nome. con quell'idea precisa che è rimasta a nuotare nella mia stanza per una settimana. con gli aeroplani di carta mi dicevi di non andare. vienimi a trovare, vienimi a ritrovare. mi piace non parlare con te, mi piace strapparti le parole con la bocca. senza che tu ti copra i lividi con le risate artefatte. con gli aiuti disumanitari dei dissidenti statali. le tue ali spezzate. i bambini sulla luna a giocare. tu che ti perdi nel mare dopo che si sono rotti i miei rami. le fiabe naufragate. sulle tue costole frastagliate a picco sul mare di nebbia che s'addormenta vicino a noi. l'erba secca nei modi ridicoli di chiedere ancora in prestito delle scuse. le settimane di marea e il tuo silenzio indivisibile nella tua semplicità. i sacchi svuotati del tempo. le radici strappate di corsa per cambiare le cose. per cambiare le case. per caso, di notte. l'amore fatto per un modo ridicolo di dire. l'amore strafatto. di notte a rigonfiare le nostre ammaccature. a riparare la mente. da tutta questa pioggia che ci distingue. da tutta questa pena con i vestiti puliti e disinfettati. senza le discariche elettriche. sono stato fuori. di bugie per non dirmi delle sorprese. di te che ti svegli con una clessidra. i vestiti nuovi con le vecchie canzoni della memoria. non mi hanno trattato. non hanno contrattato. non hanno contrattaccato. svieni dopo cena e ti svegli a pranzo. che tieni lo stereo in balcone. hai gli occhi ancora fuoristrada e mi chiedi di ballare. con quegli occhi incidentati. come i miei sogni letteralmente rincorrenti. le sorprese appese. con le nostre constatazioni amichevoli. e l'amore evaso, non dichiarato. baciato dalla sfortuna. ricordati. che non ti voglio male. e piango mentre ti bacio ma tu non lo vedi. ok, non gioco. il mio trapianto rigettato. non ti rivesti mai. non ti reinvesti mai. non ti rivedi alla prima mattina nei tuoi gruppi sanguinanti. i tuoi agenti patetici. e ti viene da vomitare di fronte a tutto questo sconfinato tacere. davanti a questo sopravvivere delle nostre speranze. con le mani pulite. con i vetri che volano dentro gli occhi. per vederci meglio, nel vapore di quest'aria vivibile con te. solo con te. per le tue manifestazioni offensive. per tutte quelle mie parole avanzate per cena. e te le do domani a colazione. l'esaurimento nervoso delle nostre scorte di antigelo. nei corti circuiti di questa vita dimezzata. dimenticata in una cella di massima insicurezza con il regime indurito. che proliferano le tue commiserate assenze. contate. scontate. da scontare tra il buio delle coperte allentate dalla mia evasione le assicurazioni troppo rassicuranti dei nostri convenevoli. non molto convincenti nelle nostre dissociazioni mentali. hai anticipato le stagioni con la bocca piena di appagate liturgie. le bombe prima del mattino non hanno svegliato nessuno, nemmeno i matti da rilegare. i tuoi occhi in bianco e nero. e c'è un solo tipo di vento nei vecchi film. e ci siamo visti tutti i 179 giorni di pioggia di lisbona, la sua freschezza e le sue identiche 12 ore. non le nostre 13 alla ricerca di quella carta che paradossalmente attestasse la nostra scarna identità commerciale. esportata. deportata all'ospedale che confinava con quel parco magnificamente innocente. senza nemmeno un'ombra. mentre noi le cercavamo. Sugar è stata gentile, ci ha fatto concepire il fantastico. Mittwoch, "winding up". e molte cose sono state finite di stampare oltre a noi in quel fottuto giorno allagato dai troppi ricordi macchiati di dentifricio. "live rock-like". dei nostri subaffitti alcolizzati cantano migliaia di persone. e mi andrò a perdere a roma. entrando dalla porta sbagliata. l'egoismo sterile delle nostre militanze ossidate. e delle molte altre ossigenate. nella nostra stanza iperbarica senza il letto. le nostre fotografie coincidenti. con tanti incidenti. e poche confessioni. poche anime contraffatte. le ferite superficiali. e quelle ragionate. le ustioni all'ultimo grado di ingiustizia. le visioni insonni. i film che non sono abbastanza per non morire. quelli che muoiono dal ridere. i quaderni abbandonati per un'agenda scaduta. ma non scadente. la mia affermata inutilità. le nostre libertà incondizionate ancora. e gennaio s'è portato via la sua raccolta indifferente di crampi e colori. e dolori. le miei paure stucchevoli. dentro una tazza nuova. rinnovata. rimossa. per le tue contraddizioni. le tue controindicazioni da chi sa cosa è meglio per tutti e non per sé

25 febbraio 2009

e l'inverno forzato, senza mai ritrovarsi ne "le spade vendute"

con la bulimia interiore e la musica pronta per un cd senza destinatario. ti saresti tagliata anche tu con il mio rasoio. e cerco il vuoto che mi concedi ogni volta che parliamo dentro la mia casa senza specchi. né aghi. con il silenzio di quella musica da adottare ti scrivo che niente di questo è vero, ma tu non vuoi sentire questa radio spenta. "e così sempre sarà". fino al giorno in cui non pagherò la bolletta. ed è bello presentarsi di nuovo, conoscersi di nuovo come se non ci fossimo mai visti prima in faccia. e l'alienazione della nullafacenza che diventa una colpa. con i pugni aperti che chiudono molte strade in cui scappavamo ad occhi sbarrati. senza più il petrolio e le risate da dimenticare iniziano le ronde legalizzate nel cuore e nella testa. disarmati. e scappo io per non rincorrerti. cadere dalla finestra perché ti sei rilassato per un secondo di più. conoscerti come se non mi avessi mai sondato l'anima e tutte quelle guerre per i pozzi petroliferi nei nostri petti fossero state solo delle prove. delle brutte copie di noi. nonostante i prezzi del grigio precipitino come noi. l'abbraccio più caldo e grande l'ho ricevuto quando mi sono affacciato con un freddo che non è mia stato di casa mia. e non mi accorgevo nemmeno che le persone uscissero dalla stanza. i sensi di discolpa al centro della tavole, come fossero i fiori che abbiamo rubato a tutti. senza volerlo mi sono addormentato, finalmente. e giudicami senza mettere le mani dietro la schiena, senza chiudere gli occhi o urlare, solo per non sentirmi. chiusa sottochiave nel letto ancora freddo e nelle tue nuvole di cartapesta. e le tue finestre disegnate nel muro, come fossero poster contro la cecità passiva. per noi, che da sempre siamo stati contro le bruciature. anche se ora abbiamo un po' più caldo. e ci siamo abbandonati mentre demolivano le nostre città invisibili. con la tosse mentre leggi piangendo. "Cattedrali e Allegorie si fondano...anche quando poi siano magmatiche, sproporzionate e abnormi", "non è un poema sulla dissociazione. al contrario questo è il poema sull'ossessione dell'identità e, insieme, della sua frantumazione", "non c'è niente di più 'allucinatorio' del 'verificarsi', in atto, di qualcosa che si era prevista e descritta come...possibilità". non c'è niente di nero nelle tue indocili carezze. da combattimento. da combattente sconfitta e sconfinata. per ridere ci dobbiamo trasferire senza affittarci reciprocamente

22 febbraio 2009

ti sei sciolta nella notte più fredda dell'anno

le chiamate senza risposta alle statue che hanno i tarli, gli stessi del tuo stomaco. le gomme consumate, come noi. e le modeste stesse sere. che deludono. i sentimenti razionati e la voglia che sorpassa. e quell'identico nodo scorsoio che vorrei ogni mattina per me. a voi lascio il coro. "per la sua dentro la mia fantasia". il fragore del nostro naufragare sulle spiagge aride degli specchi e la notte più fredda dell'anno. il vino versato in fondo a destra sulla pagina bianca come i tuoi occhi che si sono voltati. con un calcio. i tuoi amori e odori. nei discorsi impegnati, impregnati. le nostre riunioni per gli arcobaleni. i film vaporosi e appiattiti. sotto il tuo vuoto. sottovuoto dentro di te. disfare l'amore al mattino. evadi le tue frani reali. i brutti sogni condivisi. le varie dimostrazioni illogiche e le tante possibilità. nelle ombre non ci accompagna niente. ma si muove nel disordine ipocondriaco. e quando conoscerò la musica necessaria per partire. e fa paura fuori di casa tutto quel gelo. che la ragione di me sta in un titolo solo. dismessa nel primo posto inutile. i nostri anni senza regali. senza annegarli nella assolata bontà. l'apertura verso la fangosa morte dei desideri biodegenerati. i premi delle critiche. le cose che non sono solo di una vita sperimentale. senza le impressioni del caso di cronaca ci siamo raccontati. e dieci minuti dopo la luce non era più la stessa. e piantarci nei posti più umidi. a far decrescere le considerazioni postdatate. le valigie estorte. le radure delle calamità. i freni demoliti per accarezzarci. mille fiori uguali in un solo minuto, ci si bagna i piedi. si confonde il cielo con te. con i nostri discount che sognano una california da derubare. e le andremo a violare. a volare sopra tutti quegli incendi esportabili. con gli appuntamenti in piscina a spiegarmi che esistono diversi tipi di omicidio. e molta gente non sa nemmeno di essere colpevole. l'effetto collaterale e allora toccava regalarsi la noia incartata con le piume sporche. con i nostri teatri vuoti e le crisi dell'ecologia. dei nostri reparti di rianimazione. e l'eutanasia delle tue foglie strappate dal geloso freddo nei discorsi impiegati e spiegati. o ti fai o ci sei. ti fai aria e sorpresa. nei quadri politico familiari della nostra età. affogati nei giardini rotti e in discesa di mirò. della nostra artificiosità. che non c'è più la volontà di diventare reali come la tua assenza di ieri. come la tua artificiosità molesta, modesta, maldestra. come la tua maglietta finita e sfilata. le esigenze pubblicitarie di alcune scuse. nelle grandi firme di firmamenti nei tuoi occhi chiusi. la tua maglia di aspirina. il cd della nuova primavera consumata. consolidata nei nostri silenzi ostili anche se stilizzati. non ti sei mai avvistata. non ti hanno mai perquisito il cuore. una casa occupata per scopare. le malattie atmosferiche e dell'altro tempo perduto. le parole chiave del cuore. le parole senza risposta ma solo con l'eco sorda, assordante. ti sei sciolta, mi hai preso e sei andata via sulle scale appese. non sono tuoi quei fiori. e ci sono chiamate che non hanno risposte decenti

20 febbraio 2009

una canzone alla fine ci ha salvati ( i pensieri sottoripagati )

non rimani sotto la valanga di grazia. e ci rimango io a pensare. a passare rassegnato ogni momento di nostalgia divincolata. le promesse e le bugie pesanti. le carezze sotto i sogni. ogni volta che tornavi fradicia di sete. ogni volta che mi dividevi gli occhi a metà. e corri senza sapere e senza pensare. le giornate senza ore. come quando hai cercato di capire dove morissero le mie paure. come se avessi lasciato appesantite le tue riserve cardiache. l'innocenza delle mani sparse sul mio corsivo. e non "sei innocente quando sogni". quando segni ancora le pagine riciclate. e niente di tutto quello che è stato rimane sul tetto vicino
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ti osservi come se nessuno ti possa vedere dentro questa tua perplessità. scorrendo via tra i fili di questo prato sincero che abbiamo calpestato. perdi il tempo che avevi guadagnato e hai troppa fiducia nel vincere con il silenzio di crema e cenere. con le tue operazioni rassegnate e ostinate, insomma, che hanno gli stessi identici occhi e portano gli stessi vestiti da giorni. che sono stati molto sudati. con le parole e le paure tutte confusamente uguali. non credi più alla stabilità antisismica nel nostro abbraccio scavato. che andava e arrivava a sondare le nostre polveri più nascoste. sottili come te. con tutto quello che fuggiva alle nostre spietate radiografie settimanali. è che credere ancora che quello spazio disabitato potesse fiorire è stato superficiale. e non c'è la colpa del vivere a metà con una precisa meta. come quando i nostri sogni ci licenziavano, che sono in crisi anche le nostre mediocrità. nonostante il contratto a tempo indeterminato. le tue bilance sentimentali e le mie manie si ritrovano ad essere solamente intercostali, nella calma apparente che questi giorni già sciolti preservano. nella mia impudicizia esistenziale. con il pessimismo che disegnava e colonizzava le galassie più lontane che avevano già tutte la porta socchiusa. il principio dell'attendere invano. gli autori dei nostri richiami lontani. le fughe di caos e delle sue teorie soppesate. con la complicità della vita. nella sua complicatezza. ti osservi e osservi tu, come se nessuno ti possa sfiorare. le nostre conversazioni con il reciproco credito esaurito. mente pensavi lentamente a quelle possibilità boicottate, barattate per un po' di fame. in quei luoghi che erano centri d'accoglienza e avevano già il fuoco, ma meno giustificato, delle nostre identificazioni. le onde anomale e animali. le osservazioni mai accolte. come noi che disertavamo le occupazioni esteriori. rasentandole e radendole in quel suolo fossilizzato nella nostra testa affittata. senza lavorarci nemmeno troppo abbiamo liberato tutti quei fiori cancerogeni che gli altri continuano a comprare nel giorno della morte dei nostri signori. dei nostri amori a rate, nella rete, nei reticolati, nei labirinti minati delle infinite colazioni insonorizzate

16 febbraio 2009

"... perchè la tua felicità ha avuto un prezzo: la mia"

e non è crollato nessuno palazzo. non c'è stato bisogno dei rifugi. delle mie gomme. e ti copri la bocca ogni volta che ridi. ed è come un sabotaggio per il lago salato che ti gira nella testa. che è degenerato nella sabbia che piove da questo cielo coperto di gelato. e ti ricordi di partire e respirare contemporaneamente, mentre urlavi tutto quello che non avevo urtato. non oso piangere mentre tramonti e mi dici che tutte le pistole liguri non erano poi così male. e ti metti a ridere quando te lo racconto

mettere il segnalibro nell'atlante astronomico

perché i capitoli sono troppo profondi. e lunghi. come le corde dei tuoi pensieri e le catene di certe tue frasi. avrei voluto correrti incontro con i piedi ancora intorpiditi e infatti poi mi hai salutato solo per decenza. ma andrò ad espatriare tutto e tutti. pettinarsi il cervello. mi dai spazio solo per farmi incastrare ancora di più mentre parcheggio nella tua testa. la gravidanza sentimentale con uno stato decisamente disinteressato. ma poi prendi le pinze e inizi a smontare tutti i limiti invalicabili che hai sotto al petto, così, senza farmene nemmeno accorgere, in due minuti di silenzio. ma colloquiale. esci e vorresti passare dal tetto, anzi, se non si fosse trasferito l'artico sul balcone, vorresti anche cenare fuori. come due eschimesi. nonostante sia impossibile decifrare il freddo. dare un premio di sopravvivenza a quello più forte. se quello atmosferico o quello della nostra atmosfera. rincalzi sulle foto sparse sul muro. prendi tutte le linee aeree disegnate nel cielo e te le leghi al polso, una per colore. così non cadi. e non cedi alle tue pretese. alle mie ore spese a rincorrerti dentro questa idea che non riesce ad avere una rima. ma poi basta il vino in questa nostra acciaieria. in una cascata del nostro centro siderurgico. in un tornado della nostra emotività in ricaduta. mi dai una mano a non dimagrire dentro. a non perdere la faccia per strada. abbiamo fatto un cesto nel letto. e poi non giri la pagina mentre stavamo leggendo, solo perché vedi le ombre dentro i miei occhi. ma sbagliavi. senza il sole e le cartoline non ci sono ombre. mi hai preso letteralmente in giro, per caso, per strada, per mano. ma poi alle 4 cadono le nuvole e cresce il bianco cotone sopra tutti i tetti e tu voli via prima ancora che finisca la canzone. non ti volti solo perché te lo chiedo io

13 febbraio 2009

la nemesi dell'inverno

la tua faccia trasfigurata dai colori mi sussurrava parole di carta. con le foglie secche che ci pettinavano i capelli. ballando senza la paura che ci portasse via il vento. nevica ma è come se non ci fossi. la solitudine matrimoniale con le lenzuola sporche. e il caldo lasciato nel letto per non dimenticarsi di dormire svegli. e siamo un po' come il cielo in quei due minuti, a metà nero e metà bianco. io da una parte e tu dall'altra del vetro. io che poi curiosamente avevo la mia faccia riflessa sul tuo corpo attraverso lo scuro della tua camicetta. e poi ancor più curiosamente te la sei tolta. dicendo che mi odiavi, mi hai baciato in silenzio. solo il sole lottava seduto sul letto. solo qualcosa da dire per non credermi più. come una risata drogata. e tutti i quadri che leggo tra le pagine. di una vita nella vita, paradossalmente come quando mi chiamavi per dirmi che pioveva. solo nel tempo della tua bella calligrafia sentimentale. con le mie pagine strappate di corsa per non sporcare. e poi ritorno ad allungare il dito contro il vetro per chiedere il tuo. mentre dormono tutti e nessuno lo sa. mi telefoni come se non fossi io e suggerirmi qualche errore. con le tasche strappate e la nuova anima dominante. è solo che marceranno anche dentro casa e noi andremo a vivere un po' più lontano. con il cuore scaduto per poter sopportare ancora in silenzio seduto sul ponte. con le poesie del sudamerica e quelle della stazione. con la paure di reagire ad un ricordo mi aiuti a non affogare, senza nemmeno avere un nome. nel cielo, come un pomeriggio non mio, sei caduta senza volerlo. con la rabbia ancora nelle vene che ti si sono strette abbracciando il cuore. stesa sul trampolino d'argento nel parco sopra il centro. sei rimasta incastrata tra le nuvole e hai paura di cadere. accarezzando l'erba bagnata come te, hai cantato per tutta la notte e mi parlavi del tuo carcere di sconfitte. inconfessabili bugie e alterità. hai pianto quando hai saputo che non c'era bisogno di rimanere per scappare. hai strappato i miei occhi e ti sei lasciata andare a tutte le recriminazioni che raccoglievi per strada. e non erano le solite sere a mancarti. non erano i vecchi giochi con le farfalle. volevi solo correre dentro un orologio dove il latte non aveva scadenza. ma poi ti sei tagliata di nuovo con le stesse parole arrugginite. guardandomi sempre con gli stessi occhi persuasi di vivere. altrove. sempre stesa hai perso quella consapevolezza del tempo che ti rendeva immune alle risposte, che le vestivi come a natale, piene d'odio e di certezza. hai spento il telefono per non dirmelo, perché così mi sarebbe stato più semplice sopportarti. la casa era bianca dentro, di più con il sole sincero. di più se io ti vedevo. ridevamo delle risate ostacolando così i nostri ricordi scalzi. riscaldando così solo il tiepido bicchiere da cui ci bevevano dentro. con il fogli pieni di disegni alfabetici. con te che piangevi quando pioveva e così mi telefonavi per ricordarmelo. con le tue perplessità autocelebrative e non te ne rendevi conto. non mutavi ma non conservavi nulla. non immolavi nient'altro che petali s-canditi. avari di possibilità e canzoni. il vetro non l'ho ancora cambiato, anche se mi ci hai tirato contro tutta la scatola. è come vivere per la strada, morire né di caldo né di freddo. ma affogato in quelle cose ancora sperse dentro me e sul divano. non scappi nemmeno. come se tutto questo fosse vero. e non hai perso nemmeno le ultime due ossa. anche se ti è rimasto il vestito rosso sul tavolo. e i corridoi si stringevano pieni di quei giorni caldi e spogliati. ti rincorrevo nelle pene del paradiso solo per spezzarti ancora. impazzito in due voci che parlavano come una. e poi mi calmavo alla sera sotto l'alluvione. venivi con me camminando sul bordo della pagina. divertiti da quell'insonnia che ci aveva contagiato. e se non hai una casa io non abito più dentro quegli occhi bianchi e piccoli, sono rimasto nei tuoi vestiti in mezzo alle lenzuola pulite. anche se non sai niente di me mi hai stretto la mano forte, come se stessi cadendo dal tuo cuore. e poi sembrava che si fosse spostato il sole sul tuo viso. la tua voce come un mare splendido, tutto piatto. e pulito come il gesso attorno al cuore mio. dedicato e odiato, muto e ateo. e il tuo corpo come una sola carezza. e mi dispiace che alla fine non c'era nessuno dentro il soffitto crollato dell'inverno scarcerato. e allunghi invece la mano sul fiore che si è consumato sul davanzale e sulle parole che ormai sono sbocciate solo molti giorni fa. non dovevi piangere per quel muto tramonto bagnato, incastonato negli occhi di dicembre. non dovevi distinguere tra l'amore e un perché ben radicato. dovevi solo guardarmi mentre parlavo di giugno con nessuno. e mi ha riempito gli occhi di adesivi colorati prima di vendermi le mani in disgelo. " e non sarai mai un'emozione da poco"

8 febbraio 2009

e aggiungevi altre nuvole

(sentire l'odore del sangue ancora tre volte. essere libero a casa. pochi i titoli seduti. come il 2 senza traslochi)
a quelle che già correvano sopra la luna quasi piena. seduta sull'altalena abbandonata impazzivi. con la ragione persa negli alberi secchi che facevano a rissa. il fiore della solitudine senza mezzi termini. le frasi scorrette da farti correre incontro. gli errori bocciati a settembre e non smettevano di suonare. sotto la tua spada. le parole di miele e la pubblicità sospesa. il senso perso nella discarica si sacrifica alla curiosità di ritrovare un nome. con poche parole affogate ancora, nel freddo che singhiozza in una rete. senza nemmeno la rottamazione

6 febbraio 2009

i sentimenti estradabili, leggero e profumato come il petalo suicida

l'unico bel ricordo rimasto. seduti di fronte alla nebbia che saliva e appassiva sulle case e nelle famiglie scolpite. le persone con gli occhi vuoti che escono di sera per perdersi dentro alle fogne. i tuoi pensieri disinfettanti che regalavano fiori chimici. senza le formule. i tuoi regali disinfettati che non si perdevano con il freddo dalla finestra. e le fughe anticipate e quelle postdatate. e ti asciughi le lacrime ogni volta dopo "Atti Impuri". con tutte le conseguenze non necessarie. le 11 torri gemelle giornaliere e silenziose. il ricordo spremuto fino al seme marcio. fino all'osso che è il tuo nuovo professore. il vento freddo che rapisce il tuo caldo parassitario. dentro le piume le rapine. il silenzio senza nome. il silenzio in fuga. e non si muore di domenica. e chi sa come sarebbero i pomeriggi sparsi in piazza. e poi che genere di domande fantastiche. senza senso contrario. demolire la giustizia delle lacrime. i capitoli sprovveduti e i giochi rotti. le nostre domande appese nel cielo terso. e margherita non ha smesso di avere paura del buio ma cammina a piedi scalzi. e parla mille lingue straniere con gli occhi. e scappano le formiche anche se non vuoi parlare e io mi ostino a non ricordare. con il detersivo di traverso. il mio bisnonno ci chiamava la mia bisnonna. e mio padre ci chiamava mia madre, speravo avesse fortuna migliore con noi. il profumo che merita. le nostre attenuanti che fanno solo ridere gli altri. sopravvivere e soprassedere. segnando le canzoni con il petrolio blu. e fantasmi della pioggia che rapinano i giorni. con quei regali che sono rimasti disinfettati ti cerco solo dentro, dove non piove come a padova. il silenzio della fuga di gas. mi metti di piacevole rumore

31 gennaio 2009

e impazzirò solo alla sera, dopo quella mattina in cui mi sarò svegliato

da ora che mi addormento solo per te. i pensieri umidi di enkefalina. dentro una stanza di libri ancora bianchi. con le dita rotte e la testa bollente. con la voce rauca e i quintali di stucco. fra anni. con i tuoi occhi silenziosi e chiari, morbidi come una poesia per bambini. la mia passione. finalmente accesi. non sarà un sonno profondo, ogni tanto litigherò con i vestiti che da anni indosso. non brucerò i vecchi libri. e tutte le volte che mi hai regalato una fetta di mondo confezionata e con il prezzo coperto. e ti sei coperta il prezzo anche sul cuore. le tue poche ricette. ma non sono mai andato così a fondo nel comprenderti, almeno fino ad ora. con degli occhi laici ti ho fatto un rosario con la corda nera e una matematica tutta nuova. e non uscirò da questa vita come Giusy da quella del postoristoro. almeno finché non sarà un po' meglio. nel mare di cera profumata lancerò tutti i sassi che trovo, fino a rendere il panorama della casa che non abbiamo mai avuto, un prato quasi finto. finto ma solo per tutti quelli che non lo credono possibile sbattendo e scarnificandosi gli occhi nel proprio orologio. scriverò solo "grazie", alla fine dell'ultimo. anche se non mi sembrerà ancora abbastanza

30 gennaio 2009

182727 volte ancora senza la disumana debolezza

con te che scappi a cercare l'ombra sotto l'albero secco della collina di fronte. che scappi da me che sono uno spacciatore di buone intenzioni. e sentenze. da noi che andavamo a sputare sulle valigie al porto con la testa rotta dall'aerosol delle cisterne. con le nostre valigie egoiste di venezia. il letto che si ribaltava dopo una camomilla. il vuoto apparente delle case che vedevi ti ruggiva negli occhi. "avremo solo quello che ci lasciano". e sorridi piano. con i pensieri asettici e la maleducazione urtata al parco. urlata contro l'assicurazione dell'emotività passiva. e appassita. i miei colori opachi della prima mattina. con la nebbia che sfumava il rosso in rosa e ti faceva cagare. le rincorse e gli armistizi interiori. rivalutare lo zoo con il cellulare spento. l'odio commisurato alla radio. il tempo che non torna nemmeno a deriderti. le ginocchia graffiate. con tante risposte. l'ordine dei tetti di tutte le altre case tranne quello del mio nel tuo stomaco. e mi dicono che è possibile "fottersi per sempre senza prendersi a calci l'anima". il colore esterno ed esistenziale delle matite colorate he coincide con quello dei ricordi. il sole ostinato che ti faceva spogliare. il sale dolce che mi copriva in silenzio e non te ne accorgevi. con il mio mutismo abbagliante. non riesco ad aiutare la luna. il cielo tagliato male che mi faceva diventare cieco per una notte. il buio del ricordo appannato. e quando piangevi ti mettevo sotto le guance la borsa dell'acqua calda. le statue che puzzano. e chi sa chi sei. con il ghiaccio che si sporca se ci cammini sopra per un'ora. o per una vita intera. il ghiaccio sciolto che scola via dal petto fino al deserto dove sono approdato. approvato per quello che non sono e non dovrei essere. le nuvole che non sono nuvole, il caldo non caldo, il tempo indigeribile. dentro la claustrofobia sentimentale dell'amore ci siamo rotolati come se la primavera avesse conquistato tutte le stagioni e le tue ragioni. le stazioni. bello ma imperfetto con le file di alberi troppo dritte e i fiori troppo colorati di sventura. le mie visioni che sono rimaste ubriache nonostante tutto. con il mal di festa "lontano lontano" senza troppi lividi e brividi nella testa. tu che grattavi via il cielo dai ricordi troppi pesanti. dentro gli attacchi disarmati del panico. nella crisi, le spazzole in cassadisintegrazione. il mal di stomaco avvitato bene dall'insonnia. i sonniferi che conquistano silenziosamente le guerre fredde dei nostri occhi. poi tiepide e poi calde. come la messa. e sembra che pregavo in pulmann a cantare. dove ho pianto il sole che si profumava con il tabacco. con la nave persa e la mano stretta. con l'argento sciolto ogni volta che chiudo gli occhi. le curve sconosciute prese a fari spenti. i sogni avvelenati. e gli sgravi troppo fiscali di certe scuse sbiadite al sole monopolizzato di gennaio. i tagli della luce. con i vicoli stretti al collo. al collaudo dei fiumi in piedi e dei prati imbiancati come la vaniglia esteriore di un mattino di torta. di storta. distorta come la madonna di mattia. hai tentato di accarezzare le mie piume ideali. i pacchetti schiacciati dalla noncuranza. e cerco ostinatamente la sua risposta in un quadro con la malattia del vuoto, che è incomprensibile come un gioco di bambini. riuscendo a credere che le nuvole possano andare in un posto migliore se chiudi solo gli occhi. le confessioni leggere sotto l'ombra dell'aquilone affogato nel tamigi. perso nell'indeterminatezza dei ritorni, mi dispiace per le foglie ancora buone ma cadute nonostante risuoni l'iraq. "afferrato da una vita a lui estranea". niez ue, con "l'amore che strappa i capelli"

24 gennaio 2009

il treno bello in senso politico e la testa di una croce

con annachiara e le carte dei gatti. con i fiocchi. gli elefanti colorati e i castelli neri. elena che rimane seduta sulla sua enorme sedia. con la testa nuova che si esalta dagli spalti sconfitti. mettersi all'indietro dentro mercoledì. prendere qualcosa dentro il tuo cuore. prendere in prestito l'aria sulla testa. e non rendo più. non mi disarmo nemmeno di domenica. con la drum n bass dentro la clessidra e i biscotti. il cielo che è come il tuo. il disegno esplosivo della luna, il nostro giorno preferito. il nostro gioco che arriva subito. il mare delle tue domande non affrontate. e mi presento con un palloncino colorato. anche se dici che non hai bisogno dei coriandoli dentro i tuoi pugni. i momenti alterni con riccardo sotto il ponte. che non basta più il tempo a luigi, corre ancora via a non morire nell'aria di settembre. voliamo a febbraio come una palla nuova. il topo nero del non amore nell'intestino. le lacrime vergini. e tu che passi ostinata l'aspirapolvere nel deserto delle notti festive, ma ubriache. vomiti in autostrada e ci ridi sopra. il salto del corridoio. il sentimento emostatico che ci piange addosso tutta la vernice candeggiante possibile. il freddo che è un boia mascherato. l'astinenza dal cemento ti ha impedito di credere alle favole dietro casa. le siringhe disincantate piene di aria complessata. complicata dalle rivolte dei centri che tengono il punto. combatti per strada fino all'aeroporto con l'aereo che salpa dritto dentro la galleria scavata dentro le vene. le sfortune superstiziose che invadono la tv. le tv piene di gin. apprezzando il pericolo mi siedo vicino alle tue fotografie silenziose e incantate. e sussurro alla pioggia, stretto al vetro opaco, le tue malinconie alcoliche. ti dimentichi di ridere quando l'aquilone crolla nell'acqua. piangi bene dentro la foglia che è caduta. i prospetti del carattere assuefatto. e la mandi giù facilmente ma non ti ritrovi più come prima. i saluti pleonastici. le tue corone gialle. i fiori secchi ma che non arrotoli. i messaggi dentro le bottiglie piene ma ancora per poco. le colline superate in un pomeriggio regalano un'età da godere seduti al bar, ridendo. sotto la lanterna fresca a vedere dove non annegano i gabbiani
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i buchi di Olney trovati per strada. la posizione delle lettere. tu che mi pettini con le braccia distese. e approvi. gli invisibili fino a chiusura. le stelle decadenti che tornano a cadere sugli spigoli. la paura della testa a metà. le risposte nella giornata della sincerità. la paura della metà unica. e io mi confesso senza gesti né comportamenti. i contratti elettronici. la notte buia e tempestata. appestata dai fiori raccontati senza lacrime di polistirolo. suona male la luna verniciata sul tuo cuore di vetro blu. il colore tiepido. le temperature della radiografia. i capitoli di autori vari che vengono cablati senza strappo. lo strappo emotivo delle lenzuola. sparse dentro le stelle verdi.le cadute nelle onde invisibili, è tardi per morire dentro una cartolina cartonata di un puzzle

23 gennaio 2009

entrare con il ritardo

ti chiamo da un parcheggio dell'ospedale che è sempre pieno anche se si paga e tanto. tanto chiaro. la raffineria della tua testa che arriva ad inquinare anche il mare di qua. la spessa coltre di fame. le urla bestiali. il freddo che hai preso in affitto da me ti è andato a male dentro un vaso nuovo. e pranziamo fuori dal bar come se non fosse gennaio e come se non fosse invece l'ora di cena. i ritorni violenti. i clandestini esistenziali. e familiari. la pittura calda dei colori freddi. il tempo perso. il rigassificatore in sciopero. la pietà a basso consumo. i tuoi occhi che sembrano vivi quando erano rapiti dalla stazione. il viaggio elettronico, i libri non identificati. gli spazi presi a caso. le "amicizie di frontiera" e quelle alcoliche. le canzoni della pubblicità. le notizie che sappiamo solo in due. cadendo. forse è nuovo o forse no. il numero sempre dispari degli spicchi. e scappavo di casa che dovevi dormire e non potevo urlare in silenzio. le favole distorte sul balcone senza la luce. i viaggi fatti dentro un'idea a km zero. i ricordi seri. il bambino sperduto nel vocabolario. quando prende aria trema tutto e trema il fiato stesso. e si vede da lontano il mare. il gassificatore che si suicida. i detriti emancipati nel piazzale. la luce timida di casa tua che nemmeno di vede. il silenzio planetario. i sentimenti oceanici. le depressioni liturgiche scritte male. il dolore estirpato male. meno bene del solito. il cielo ossigenato. il profumo confezionato che anche l'ikea non ti vende più. tutto è arrivato in ritardo in questa benedetta città. o mai. e ritorni volentieri ad avere il dono della vista grazie ad un paio di forbici. la luce non pagata. l'autonostop fatto ieri ma dormendo anche in piedi. i cd originali che nemmeno sapevi di avere. gli spigoli blu. le notti tiepide conservate nel cuore simpatico. compatire le distanze costruite a mano ma che non sono niente di speciale. la voce piena di sabbia. i capelli rasati? i titoli dispersi in tibet dentro le carceri. l'ossidazione emotiva delle novità. i ricordi, quelli veri sparati dentro i palazzi a coltello. lasciati e lanciati dietro e dentro la schiena. i guanti gialli per ritrovarsi le mani quando le perdo dentro la tua pancia. la pazienza influenzata. sparire senza lividi né domande idiote, non ci dormirei sopra ma lo faccio. con te che aspetti già la primavera alla fermata del bus con i vetri affannati

20 gennaio 2009

"non il vento" per non risponderti

la fisarmonica stretta alle mura di questa via non mia. i singhiozzi della solitudine fortunata, le mani che attraversano il mare. i capitoli che finiscono quando chiudi gli occhi. con la voce piena di nebbia. di rabbia nebbiosa. i respiri. i sospiri. le sorprese. le riprese. le attese con la luce spenta presa in prestito dalla strada. con due storie sudate raccontate in una mezza notte. in quella notte in cui mi hanno amputato. i polmoni disegnati sulla felpa. la febbre per trovare un senso alla colica. le cartoline mai spedite né digerite. le pretese che non sai di avere disegnate dentro gli occhi. libero dentro la neve normale che ti scalda, pensa un po'. con i film non visti. i capelli stropicciati dentro un'idea. con le scoperte che avanzano anche se hai saltato il pranzo. con le scarpe ritrovate in gola. nella gola buia dei tuoi sogni scalzi. in piazza a gennaio. e non riesci a capire come fai ancora a correre via. dentro questa candela che prima o poi finirà. con la sua confortante e confortevole fiamma che urla di noia. mentre appassisco di gioia rarefatta. le onde sotto le coperte. le onde con le botte. piene di sale e rapsodia. con il cartone usato come conviene. che ci raccolgo i vuoti mentre ancora tutto cade e non si rompe niente. condannata a mettere a posto mentre non hai vissuto. cambia la città e le percezioni. il pavimento gelido del tuo stomaco violentato dall'ipocondria. i crampi che col tempo diventano egoisti. l'apatia onnicomprensiva. come fai a morire in silenzio. come riesci a ridere con le braccia. nude e sempre rilassate. le risposte in carcere. il senso di discolpa. la comodità della cecità caratteriale. confortevole come gli errori. comprensibili vista l'idea. le aiuole strappate dentro le convinzioni. gli scivoli vuoti con cui scendevamo dal letto. gli occhi fratturati dentro le passeggiate. sotto un volantino della radio presa a culo. per caso trovarsi. per caso mi sono tolto le cuffie. lo zucchero con il caffè per tre. ma l'aria che si distingue. dai tuoi occhi pieni di lividi indivisibili. con i tuoi ricordi che fanno l'amore con la speranza. impercettibilmente mi nascondo dentro un appetito nervoso. ingiustificate le serenate mute che non sai di aver avuto mai. le notti inventate dentro il dietro di una finestra aperta. una notte a metà. una vita insonne. una carezza mai scesa. con la guerra disadorna che si dimentica di uscire. il gabbiano dell'arrivederci. la puzza degli accendini che mi cadono in testa. non ti muovere. e si sgonfiano le nuvole come per disincanto. mentre penso alla tua risata stupita. stupida la birra. si confondono i puzzle che ti metti addosso. i pronomi abusati. la schiavitù dei pronomi recisi. genova che ci guarda stupita. con i vestiti puliti che s'abbracciano dentro lo spazio di una sigaretta sacrificata. mi soffochi la mano. le sigarette internazionali che scivolano in ospedale. il silenzio. gli spigoli in bocca che non riesci a masticarti il fegato. bagnato con una birra scaldata al momento sbagliato. le strade dei marinai le ha costruite mio nonno. ti addormenti dentro il riflesso ostinato di un bicchiere. come per magia. una tazzina rotta per i tuoi tesori, dentro i tuoi tesori fotografati. il sudore freddo dell'armadio chiuso. il cervello mangiato. i sospiri senza fiato per scappare. dormi dentro un fiore chiuso. torna a spegnerti. arrivo ad accendermi. la maledetta pena della maledetta penna. piegato con cura dentro il cassetto della roba sporca. della roba della sposa. dormo fermo dentro un cellulare senza maniche. con mille formiche adatte a te ma non a me. dormire sano e secco, spezzato in un ritratto pubblicitario. nella ricetta asettica e chirurgica dei miei freni che non si rompono mai. le urla silenziose della camomilla divisa con la mia nervosa insonnia diurna. ma il catrame. in un attimo lucidato di stupore ammiro la costanza di immergersi dentro una vasca piena di ghiaccio per nascondere la capacità di fotografare il tuo anello perduto nell'orecchio del cuore

18 gennaio 2009

come salpare verso l'incisivo del tetto

solo per portarti a casa con io che quando guido, per il mio stato emotivo sembra che in realtà dovrei guidare su un sedile a castello. e ho vestito meno di un litro di birra ma con te diventano sei. e capisco un verso di una canzone. le braccia scoperte che prendono fuoco sotto le stelle. le tue canzoni che non conosco. e c. che mi dice delle cose reali e vicine che mi fanno parlare. e noi che parliamo di televisione che sappiamo solo noi. e tu che sei senza discorsi metafisici. io che non ricordo poco e niente dell'onda anomala. solo il necessario mi respira. dentro le novità. il mio cuore che l'hai incartato dentro la carta stagnola ed è fresco. con la mente che riaffiora nel giorno nuovo che suona. la fronte che diventa bianca con un tic battente. che pompa. il paradiso egoista all'altezza della camicia. il tempo di primavera dentro l'aria della stanza. parlando di libertà bloccando la chiesa. noi che vinciamo insieme contro i muratori in affitto. con un approccio pagato a rate. le speranze dentro un computer difronte (attaccato per forza) al fuso orario del giappone. la precisione del fade-out. con. la video arte dentro gli occhi. con la possibilità dell'essere cenere dentro il consumare. qualcosa in america ci appartiene e lo prenderemo se provi a fermarmi. dentro uno sciame di insetti diversi profumati con poche differenze. un giorno nuovo che parla nell'ascensore di sopra. l'umidità della lavatrice con la macchina. l'intero armadio di magliette con i buchi della polvere si stelle. scippate con il vetro degli acidi. i paraurti che già c'erano. i portarullini dentro gli astucci etnici. dietro di me ti trovo in tutto quello che faccio. con i poster color cartone delle finestre. i vuoti in regime di carcere duro. quel che sono già. gli alberi. senza fiato nella cucina. il monolocale del tremito. sussurrami via in un fiore. la carta da pareti. con i pacchi aperti del rimanere. e la forma delle nuvole in cucina. il ricominciare a vivere in taxi negli occhi. le incapacità di guardia senza caffè. tre chitarre della vendetta. "è giorno ormai". i funerali di novembre. il fiume in piena. gli sconti sulla personalità. il video brutto e commerciale. il cuscino vuoto. i viaggi in treno immaginati a letto. il flusso di incoscienza senza titolo. un bicchiere della nutella pieno di caffè. la ciminiera in comune. dentro un bicchiere di acqua. il problema degli spazi. le danze delle dighe. benvenuti. per l'ultima volta il peggiore delle diverse comunità. uniche scoordinatezze. di successo. gli smarrimenti dei dottori. le comunicazioni argentine. dentro mamma. gli schemi organizzati delle domande. per ascoltarsi con un codice dimenticato. la password di analisi. quarantacinque giri di tre passi e letti. e non entrano le parole. sempre la questione che "tu puoi ancora consumare, ma io posso continuare ad essere cenere". tre passi sui tetti mentre non dormi, per l'ultima volta
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e alla mattina non c'é più nulla. le panchine violente. i bambini felici con un coltello israeliano sopra la testa. dentro la testa. la radio con la febbre e l'umidità improbabile. non ci credo. bianco dietro e sopra la febbre in forma di nero. la chimica e la fisica. "i barbiturici nel tè." con le farmacie aperte dentro l'armadio mentre io sono fuori di me

15 gennaio 2009

la buona novella dei palloncini scoppiati ma mezzi vivi

a metà non vedi niente e manca l'aria. alla fine non sai se vincerai tu o la tua testa. i terremontati che sono flessibili. mi allontano dall'occhio e chiudo i miei. i colori che sfumavano dentro la luce spenta. il racconto tremendamente estinto. le risate che tinteggiavano tutto e tutti. le valanghe sotto le scarpe. a metà forse rimango ad aspettare per poi tornare indietro senza aver respirato, mi allontano dal pezzo di seconda mano che mi porto dentro. mi spieghi come fai a non volare? a non volere.
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[mi faceva male la festa. dove salta? fiori che lancio in aria e li riprendo al prossimo giro, domani alla stessa ora. le persone incidenti e non semplicemente incisive. un filo di piombo ma fuso per vedere dove cado. con i fiori che precipitano e non li assaggiamo. non ti assomigliano. scopri le cose ma non prendi freddo. riusciamo a non morire puntuali per vedere le nuvole rosa di rose che si spacciano per gioia concatenata al tramonto. le rincorse scampate. il formaggio andato a male nelle fotografie di vetro. le buste lasciate a casa per il nervosismo non oggettivo ma nemmeno soggettivo. dormo nei piedi e nei titoli rovesciati. e suonava tutto meglio, sembrava addirittura bello. come una cartolina falsa dei posti che non ho visto e non conosco. che sembrano tutte uguali. le integrazioni. i calcimachicazzocicrede. e io con-fondo tutto quello che non serve. le aspettative nelle frasi fatte. ma non mangiava solo la nonna? l'aria vuota. tu sei dentro il mare. io sono dentro la nebbia. i segni lasciati. ma nemmeno morto scapperei. nemmeno morto riuscirei a credere di poter vivere diversamente. nemmeno morto potrei ancora cedere. a rinunciare. gli aerei che salpano dentro le pagine. non c'è internet ma non scappi per strada. scappi dalla puzza di speranza. della molta andata a male. il mare di niente. il miele sotto il tavolo e farcisi la doccia con tutta la dolcezza di una dose monouso di un monopensiero. come permetterselo. la bellezza della paura dentro una radura senza mappe. i cuscini sotto il letto per districarsi e non incollarsi più. incastrati e sudati. le uscite di sicurezza chiuse ma tanto buco con i buchi il muro. anche. il parco popolato anche se è vuoto. il silenzio stupido. il silenzio stupito. come se mi rimontassi ogni mattina. le caricature della pulizia. le cariche e le ricariche per stare sicuri. quello che non ha più nessuno. l'imbarazzo preso in prestito ma nemmeno troppo sul serio. prendersi così da ridere. non finisce mai di scorrere. pazzamente. come faccio? eccomi e vado, ciao. che non torno come i conti. l'essenziale. svenire che c'entra con venire? perplesso di fronte ad una rima oggettivamente fredda, vista così sul muro. graffiato. hai mai fotografato un albero pieno? io mi trovo mezzo vivo a sbadigliare dentro un tronco mai abbattuto. con i vuoti d'ansia dell'irrealtà. vedere persone come i vuoti di bottiglia, dentro i vuoti di famiglia.]
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riuscire a spezzare le gocce dove rifletto ogni persona. a staccare la voce. staccare la luce. dove mi hanno detto che il mondo dentro, in realtà, è tutto alla rovescia

14 gennaio 2009

prendere appunti per scrivere un diario

ne "l'estate del mio sorriso" ho scritto con la pioggia e ho costruito tutte le passeggiate dentro la tua vita. e mi sono dimenticato di sentire l'inverno e i suoi angoli blu denso con le emozioni in movimento che divorziavano dai miei occhi. incosciente che anche le fughe e i sogni hanno un peso. perdere giocando a perdersi dentro un profumo. rincorrendosi dentro un ricordo. il mutismo frenetico dentro un abbandono incontrato. mastica la radice. investire. e matteo torna indietro. ha regalato i suoi occhi al figlio. la filosofia che fa divorziare. il sole che rimane in sospeso. le porte spostate e i "comunque". i doppi fondi del fondo e i titoli di un "ciao". le °°° perse rincorrendosi ancora dentro un filo senz'ago. ho sorpreso la primavera. maledettamente necessaria e mi sono perso. le similitudini. le chiavi perse dentro ai libri. le rivoluzioni attaccate alla lampada. quando ti dimentichi tutte le storie per un po' quando c'erano cose di cui non avevi mai parlato con nessuno. le lacrime salate si piegano e conservano fresco un martello e una matita. voltarsi affannosamente per strada solo per aver sentito un profumo. e tanto prima o poi dovevi scoprire il significato ragionato di "compassione". esattamente come un compasso gigantesco, disegna cerchi invalicabili a terra. le lacrime saltate. mistica la radice del tuo sentire amato. armato. cancello intere righe dei miei passi scalzi sulla tua schiena. e benedico i fiori che crescono sui tetti. e costanza, "dancing days". tutto quello che non c'è

11 gennaio 2009

saluti sparsi male, che tornado stando controvento

con un muro lasciato a metà anche se la vernice non era finita. se avessi le possibilità. un secondo di solitudine e non cent'anni con la fantasia. odio il deserto che avanza e il suo vento salato. adoro le sorprese profumate e i giorni freschi. il terremoto perenne con le macerie lucide che mi lascia. l'acne che suona dentro lo stomaco. le carezze kilometriche. senza perplessità e compiacenze. senza mani. senza la candeggina in regalo. niente è vero. con gli astronauti in bottiglia disegnati al porto. tutto è vero. la camomilla sostituita. i coinvolgimenti epatici. le confluenze ematiche. affacciati su questa cava ormai piena di acqua limpida, come un lago vergine. con l'amplesso affilato dalla cecità. una bottiglia con il numero civico. il freddo addomesticato per una risposta. questa stanza non ha più divieti ma alibi. le distanze che infilo dentro al cuscino per ammorbidirlo ancora un po'. la matrici chimiche. le lenzuola legate per la guerra. si poteva tornare dentro con tutto tranne che con una cosa. una voglia riciclata in una convinzione. le risse linguistiche. conta la marea, contro la marea. dentro pochi passi cammino per ore, dentro poche righe ci salutiamo per una vita intera. strangolo la carta. mi sono perso dentro tre punti. confesso l'inferno monolocale. con la candeggina che sprizza da ogni poro. la vita in dieta. e ha ancora la mani sporche di viola e da ieri non so più scendere. non digerisco i giorni lanciati in bocca. lasciati in bocca. le frasi ossigenate e i cerchi spezzati. gli angoli estinti. microonde sponsorizzati. botte al ferro. le scuse stirate e le macerie delle risate. le strade abbattute dentro un tempo gentile. i teppisti televisivamente corrotti e non corretti. cerotti sulle orecchie. i bancomat che ricamano le stelle. gli "agenti provocatori" come vicini di casa. i letti fuori dal castello. come se avessi dei conati e dovessi comunque tutto, scrivere. i cerotti in gola che aprono i pacchetti di sigarette come per sortilegio. tornare indietro e non dentro. il tono mesto con cui dico che non c'è più nulla di indolore
°°°
con la paura inaccessibile che entri nella stanza. con le sue scienze. con il matrimonio al cinema e il divorzio dietro l'angolo finito. con "il fango della gioia" che era alla gola e ora non arriva nemmeno alle caviglie. con le lettere scartate. con la lingua scartavetrata. con le dita lisce. con tutto un mondo blu dentro un libro bruciato e indiviso. con questi giusti sospiri mi chiudo addormentato dentro la macchina. con l'ansia che ti sveglia di mattina presto e t'abbraccia stretto anche se hai poche sigarette.

10 gennaio 2009

manda indietro il mondo con il tuo sonno paradossale

sperduti in una stanza con un flauto lontano e un film acceso. pulito e lucido, con lo stesso imballaggio con cui ce lo hanno svenduto. le carezze dopo i pugni. le solite lacrime dipinte sul vetro. trasparente di un amore. le mie mani superano la pigrizia e svegliano le lenzuola. il concime dentro gli occhi, la lavatrice dentro la testa. dentro la festa orribile. santifico la polvere. e finirò a mangiare pizza alle feste. gli inviti sussurrati all'orecchio. sorprendentemente ti lego al palloncino di un'idea colorata. coloranti come i tuoi abbracci di sorrisi silenziosi. sollevando le ali spezzate dall'ingordigia d'aria. le valigie spedite. i giornali sul petto. i giochi non giocati, senza pratica. i passi delle lancette che ti scappano sotto gli occhi ed entrano nel naso, spremono ogni crampo fino a distendersi dentro la tua lettera. e pensavo di essere stato trovato, ma in realtà perso. non c'è spazio per bruciarmi qua, dentro questa pellicola di fraternità con il senso opposto. tu che hai il Tempo in senso ampio e in divieto di sosta del termine. avvolto dentro il cioccolato e il tuo yoga. e in paradiso non succede niente. dentro il soggiorno lucidato e pettinato. con le cose che si scambiano di posto tra un giorno ed un altro. gli archi tirati al massimo che poi si spezzano. tu che mi stropicci i capelli. l'arma per non dormire rimasta piegata dentro l'armadio. e non me li ripieghi mai i capelli. le dissolvenze incrociate ma senza le giuste precedenze. le intersezioni prese a caso, ma senza prendersi sul serio. le delusioni e le novità senza recapito. senza aver capito le ricette. e passo lo straccio in maniche corte, con meno venti, in balcone.lo spazio protetto dietro la maschera. lo spazio bombardato da lampadine sotto la maglia. quello che dimentico e non dirò mai. un ciao davvero estorto, andando contro alla pazzia giusta da fare. gli angoli morti e quelli vivi. i paradisi affrescati senza i calci. i baci spazientiti e la paura come sorpresa. e contano, ma non le parole. taglio il tempo ballando sul marciapiede con te. e grazie dell'invito per il dolce, ma ho paura dei miei buchi. della mia buccia incorniciata. e non voglio rovinarmi ripensandoci. mi riattivo tra trenta minuti, ma credo che resterò sveglio per sempre. la s. spasmodica e i postini finti, sempre a leggere lo stesso capitolo ogni giorno. la vetreria in panne di borges sotto i piedi, la polveriera di pier paolo un po' serena e un po' nuvolosa. grazie. e non c'è nessuno. i temporali in texas, con le micidiali piogge di valide scuse. dove ci legheranno ancora? in quale cielo salirà ancora? "un'infinitesima parte di me e di te", con un rif storpiato mi soffi via la schiuma dalla testa. ora che è finito, per una volta non devo rabboccare la spugna. passo lo straccio sul petto, con tutte le bottiglie rotte che annaspano. la nebbia fresca sui miei angeli, le rotte destinate a perdersi. e il tuo rumore mi è simile, con un sorriso asceso. i miei limiti senza cinture. le tue fantastiche ceneri. mi faccio male, mi faccio meno bene. con un cielo sospeso a metà tra ieri e un brivido. e non mi ha nemmeno sverginato dallo zucchero filato